martedì 30 settembre 2014

Giovani illustratori

ELLEN SURREY (Los Angeles)




VIOLA NICCOLAI (Grosseto)


ROB HOGDSON (Bristol)


LAUREN HUMPHREY (Londra)

MIRO DENCK (Düsseldorf)

mercoledì 24 settembre 2014

FUOCO!

 di Bruno Tognolini

Fiaba quasi vera, in rima e in prosa,
in cui si racconta il celebre incendio dei libri della Fatatrac

Firenze, Fatatrac, ottobre 2003


Illustrazioni di MARA CERRI


Una classe quarta la rappresenta con Marco Bertarini

La stanza d'inverno

di Gary Paulsen
1989

Dalla introduzione:
"Se i libri potessero essere qualcosa in più, mostrare di più e possedere di più, questo libro avrebbe degli odori...
Avrebbe gli odori delle vecchie fattorie, l'odore dolce del fieno appena tagliato che cade dalla lama oliata della falciatrice tirata dai cavalli su e giù per il campo e l'odore acre  del letame che in inverno fuma nella stalla.
Avrebbe l'odore appiccicoso e pulito della nascita, quando i vitellini venuti al mondo succhiano per la prima volta il latte fresco e cremoso; l'odore polveroso del fieno che in inverno viene messo a seccare in alto, in attesa di essere gettato giù per il bestiame; l'odore  pungente  e fermentato del foraggio fresco gettato nella mangiatoia con un forcone.
Avrebbe questo libro, l'odore delle patate novelle tagliate a bastoncini e spruzzate di pepe, che friggono su una  cucina alimentata da abete stagionato, l'odore umido dei guanti di pelle appesi ad asciugare lì accanto e l'odore acre del bidone della spazzatura vicino alla porta, quando si alza il coperchio per buttarci dentro le bucce delle patate- ma non è possibile.
I libri non possono avere odori.
Se i libri potessero essere qualcosa in più e possedere di più e dare di più, questo avrebbe dei suoni...
Avrebbe il suono acuto e deciso di quelle seghe lunghe due metri che gli uomini spingono avanti e indietro sui trochi, tagliando abeti destinati a diventare cellulosa; i suoni degli interminabili grugniti delle squadre di boscaioli che, sbuffando e picchiando, faticano a strappare via i ciocchi dal terreno.
Avrebbe i rumori delle mucche nella stalla che ruminano nelle lunghe notti invernali; il rumore secco e deciso dell'ascia che cala per spaccare la legna da mettere nella stufa, e lo strillo lancinante dei maiali quando il coltello taglia loro la gola e sentono avvicinarsi la morte- ma non è possibile.
I libri non possono avere suoni.
Infine,  se i libri potessero essere qualcosa di più, dare di più e mostrare di più, questo avrebbe delle luci...
Oh, avrebbe la luce soffusa e dorata - dorata per i pezzetti di fieno che volano nella polvere- che filtra attraverso la crepa lungo il muro della stalla; la luce bianca della lampada Coleman che sibila in cucina; la luce grigio-argentea di una giornata nel cuore dell'inverno, la luce notturna, candida e diffusa della luna piena sulla neve, la luce nuova dell'alba, a est, sull'orizzonte dei pascoli, dietro alle mucche che tornano per la mungitura in una mattina d'estate- ma non è possibile.
I libri non possono avere luci.
Se i libri potessero possedere di più, dare di più, essere qualcosa di più e mostrare di più, avrebbero pur sempre bisogno dei lettori che portino loro suoni, odori, luci e tutto il resto che non può essere contenuto nei libri.
Il libro ha bisogno di te."

venerdì 19 settembre 2014

Drilla

di Andrew Clements
illustrazioni di Brian Selznick

titolo originale : Frindle
1996
Premio Andersen
Il Mondo Dell'Infanzia

Dalla introduzione di Antonio Faeti:
"Questo è un libro delizioso. ( ) qui si apprende che le parole, quelle usate tutti i giorni, quelle di cui sono pieni i dizionari, quelle difficili di cui pochi conoscono il significato, sono potenti , molto potenti. il libro fa la storia di una parola, la fa nascere, crescere, diventare importante."
 
Per classi quarte e quinte

lunedì 15 settembre 2014

La carriola


Così tanto dipende
da
una carriola rossa
lucida d’acqua
piovana
accanto
ai polli bianchi.

 William Carlos Williams

 

Nasceva oggi, il 17 settembre del 1883, William Carlos Williams poeta americano tra i più enigmatici e controversi del ventesimo secolo. Medico, viaggiatore, impegnato in politica, amico di Pound, Eliot e Joyce, resta però un lirico assoluto. Appartato, schivo, inclassificabile in questo o quel movimento né tra i vari ismi del secolo.

lunedì 1 settembre 2014

Il cardellino

di Donna Tartt

Quest'estate eravamo sulla spiaggia una mia amica ed io, e lei stava leggendo su una rivista la recensione de "Il cardellino". La critica era talmente positiva da indurci a volerlo leggere assolutamente. Entrambe grandi lettrici, abbiamo ormai acquisito quella percentuale di sospetto  che ci consiglia di non acquistarlo a scatola chiusa ma di cercarlo in biblioteca perchè non ci fidiamo del tutto della pubblicità.
Da parte mia  lo cerco in tutte le biblioteche della città... già prenotato o in prestito, finchè mi capita di trovarlo in una biblioteca fuori zona e volo a prenderlo. La mia amica lo legge nella verisone originale inglese.
Da persona che non fa il mestiere di critico ho però una mia opinione su come classificare i libri in modo  estremamente generale. Cioè che fanno parte di due categorie:
Quelli che quando li hai letti dici "ma come ho potuto pensare di scrivere ?" e qui c'è un elenco di meraviglie che non hanno tempo, che non risentono delle mode, che devi leggerli perchè ti fanno un sacco di bene. Di solito sono "classici" che hanno resistito all'usura del tempo e proprio per questo possiedono  caratteristiche di bellezza e stile e contenuto che puoi consigliare a chiunque e sai che non sbagli, e alcuni che  pure pur non essendo ancora classici perchè troppo giovani, pensi che lo diventeranno per il loro valore.
Poi ci sono gli altri. Quelli che invece pensi "allora anch'io posso".
E se i primi sono la creazione di autori talmente bravi e capaci e meravigliosi che lasciano  nel lettore sensazioni, pensieri, elaborazioni personali che arricchiscono davvero la mente e il cuore e lo stile è talmente irripetibile da farti capire che non c'è nessuna necessità che ti metta a scriverne uno, i secondi, e sono tanti , accarezzano il tuo ego, e ti fanno pensare che tu, sì proprio tu, potresti riuscire a metterne insieme uno simile. Anche se perfettamente inutile.
O meglio, se per inutile intendiamo passatempo, va bene. Tipo parole crociate che hanno l'onestà di non voler essere ciò che non sono.
Ecco " Il cardellino" per  me e anche per la mia amica, fa parte del secondo gruppo. Uno stile scrittorio ovvio, un dilungarsi su descrizioni non necessarie, una mancanza di coerenza che non permette al lettore quella "sospensione d'incredulità" che solo un grande autore è capace di provocare.
Ci sono tanti interessanti riferimenti alla pittura ma ciò non è sufficiente a farne il capolavoro descritto dalla critica.