lunedì 1 settembre 2014

Il cardellino

di Donna Tartt

Quest'estate eravamo sulla spiaggia una mia amica ed io, e lei stava leggendo su una rivista la recensione de "Il cardellino". La critica era talmente positiva da indurci a volerlo leggere assolutamente. Entrambe grandi lettrici, abbiamo ormai acquisito quella percentuale di sospetto  che ci consiglia di non acquistarlo a scatola chiusa ma di cercarlo in biblioteca perchè non ci fidiamo del tutto della pubblicità.
Da parte mia  lo cerco in tutte le biblioteche della città... già prenotato o in prestito, finchè mi capita di trovarlo in una biblioteca fuori zona e volo a prenderlo. La mia amica lo legge nella verisone originale inglese.
Da persona che non fa il mestiere di critico ho però una mia opinione su come classificare i libri in modo  estremamente generale. Cioè che fanno parte di due categorie:
Quelli che quando li hai letti dici "ma come ho potuto pensare di scrivere ?" e qui c'è un elenco di meraviglie che non hanno tempo, che non risentono delle mode, che devi leggerli perchè ti fanno un sacco di bene. Di solito sono "classici" che hanno resistito all'usura del tempo e proprio per questo possiedono  caratteristiche di bellezza e stile e contenuto che puoi consigliare a chiunque e sai che non sbagli, e alcuni che  pure pur non essendo ancora classici perchè troppo giovani, pensi che lo diventeranno per il loro valore.
Poi ci sono gli altri. Quelli che invece pensi "allora anch'io posso".
E se i primi sono la creazione di autori talmente bravi e capaci e meravigliosi che lasciano  nel lettore sensazioni, pensieri, elaborazioni personali che arricchiscono davvero la mente e il cuore e lo stile è talmente irripetibile da farti capire che non c'è nessuna necessità che ti metta a scriverne uno, i secondi, e sono tanti , accarezzano il tuo ego, e ti fanno pensare che tu, sì proprio tu, potresti riuscire a metterne insieme uno simile. Anche se perfettamente inutile.
O meglio, se per inutile intendiamo passatempo, va bene. Tipo parole crociate che hanno l'onestà di non voler essere ciò che non sono.
Ecco " Il cardellino" per  me e anche per la mia amica, fa parte del secondo gruppo. Uno stile scrittorio ovvio, un dilungarsi su descrizioni non necessarie, una mancanza di coerenza che non permette al lettore quella "sospensione d'incredulità" che solo un grande autore è capace di provocare.
Ci sono tanti interessanti riferimenti alla pittura ma ciò non è sufficiente a farne il capolavoro descritto dalla critica.

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